Pietrangelo Gregorio padre di TELENAPOLI. La prima TV libera in Italia

Inserito da Luigi Passariello il 26 aprile 2017

Pietrangelo Gregorio ricorda per LIFE in Naples, dopo 50 anni l’avventura della prima televisione libera in Italia. TELENAPOLI.

“TeleDiffusione Italiana nasce il 24 dicembre 1966 a Napoli, per iniziativa dell’ingegner Pietrangelo Gregorio, la prima sede è in via Toledo, sugli schermi dei televisori piazzati nell’Upim apparvero alcuni singolari messaggi. Il fatto richiamò all’interno del grande magazzino numerosi clienti, attirati e incuriosita dalla quella insolita forma pubblicitaria.

Pietrangelo Gregorio

Gregorio visto il successo dell’iniziativa decise di sostituire al rullo con le scritte “un lettore in carne ed ossa” ed Agostino De Cristofaro, socio del Gregorio nell’azienda Caem, simpatico e spigliato, fu il primo “signorino buonasera” che, in diretta, lesse comunicati commerciali aggiungendo “suggerimenti utili” sui prodotti in vendita.

L’esperimento ormai aveva travalicato l’Upim, i televisori furono messi, a grande richiesta degli esercenti, anche in alcuni bar, ristoranti e pizzerie, nella zona compresa fra via Foria e piazza Cavour. Cambiò anche il “palinsesto televisivo”, considerati i nuovi utenti, si passò dal comunicato strettamente commerciale alla canzonetta, a brevi filmati di cabaret, ad una sorta di telegiornale locale con speaker scelti attraverso selezioni curate dallo stesso Gregorio.

Gli ostacoli da superare non furono pochi. Basti pensare che all’epoca non esistevano videoregistratori, per cui le riprese andavano in diretta. Per potere ripetere alcuni programmi (cabaret, canzoni ecc.) bisognava filmarli con la cinepresa, con pellicola cinematografica, che andava poi sviluppata, montata in moviola e trasmessa col telecinema.

Per ottenere buoni risultati video-audio, non erano sufficiente le normali cineprese superotto allora in uso, bisognava ricorrere all’Arriflex, sedici mm. sincronizzata con il registratore audio Nagra. Le trasmissioni sperimentali proseguirono fino al 1969, il numero delle richieste di “allacciamento” aumentava di giorno in giorno, furono collegati utenti di piazza Cavour, e di parte di via Duomo. Era nata a Napoli la prima televisione libera via cavo. Si acquistano nuove apparecchiature: mancando i videoregistratori si acquistarono cineprese Arriflex e registratori audio sincronici Nagra per riprendere spettacoli che andarono riproposti col telecinema in differita.  Collegammo alcuni prestigiosi bar napoletani: Bar Motta, Bar Carflish, in via Toledo; Bar Brasiliano nella Galleria Umberto e Bar Gambrinus in piazza Trento e Trieste.

Il 21 gennaio 1970 iniziano i programmi regolari per due ore al giorno, dalle 19 alle 21. La prima trasmissione fu un simpatico programma di Nino Taranto, che essendo stato filmato andò, a ripetuta richiesta, anche nei giorni successivi.

I primi giornalisti: Angelo Maggi (di NAPOLI NOTTE) curava un “videogiornale” e Antonio Scotti (de IL ROMA) curava gli avvenimenti sportivi. Invano il giornalista Angelo Maggi richiese al Tribunale di Napoli la “registrazione” per il suo videogiornale: il Tribunale si dichiarò incompetente a concederla, dal momento che le tv a circuito chiuso non erano contemplate come la carta stampata. Si andò avanti come ditta individuale, Telediffusione Italiana di Pietrangelo Gregorio, fino al 17 dicembre 1970, quando si costituì ufficialmente la società TeleDiffusione Italiana – TeleNapoli, con le insegne prestigiose in via Toledo.

Anche volendo prendere come data d’inizio quello ”ineccepibile” della società (pur trascurando i quattro precedenti della ditta individuale) TeleDiffusione Italiana resta sempre antecedente a TeleBiella che nacque due anni dopo. I progressi di TeleDiffusione Italiana furono eclatanti: il 24 maggio 1971 iniziarono le trasmissioni a colori con particolari telecamere “shidaden”, che vengono ricevute a colori solo in quattro bar: Bar Motta (che allestì un’apposita saletta), Bar Gaflish, Bar Brasiliano e Bar Gambrinus, mentre venivano trasmessi in bianco e nero negli altri locali: all’epoca si riuscì a stento a trovare quattro televisori a colori.

Sempre nel 1971 il Patron del Cantagiro, Ezio Redaelli, fece effettuare dalla TeleDiffusione Italiana la ripresa a colori di tute le tappe del Cantagiro.

Dall’articolo scritto su EPOCA del febbraio il giornalista Giuseppe Grazzini asserisce che Peppo Sacchi riuscì a registrare la testata “TeleBiella A21 Videoinformatore” il 30 aprile 1971, che la prima trasmissione di TeleBiella fu quella del 30 maggio 1972, relativa ai dati elettorali.

Quindi resta definitivamente assodato che la prima televisione libera in Italia resta TeleDiffusione Italiana – TeleNapoli nata a Napoli nel 1966, che, già nel 1971, trasmetteva a colori. L’emittente collega mediante cavo ossiale alcuni esercizi pubblici e abitazioni del centro di Napoli. Il primo palinsesto presentava un tg (VIDEOGIORNALE) e I PERIODICI DELLA CAMPANIA, una rassegna stampa (ma allora non si chiamava ancora in questo modo) durante la quale il giornalista Angelo Maggi commentava le notizie che leggeva sui due quotidiani di Napoli IL MATTINO e IL ROMA.

La rassega stampa di Manna andava in onda alle 11 del mattino, fatto insolito per il periodo durate il quale la Rai mandava in onda il monoscopio e proponeva qualche film solo in occasione di eventi quali fiere o feste nazionali. Alle 11,15 TeleDiffusione proponeva spettacoli napoletani, quindi seguiva le rubriche CRONACHE SINDACALI e SPETTACOLI IN CITTA’.

Le trasmissioni riprendevano il pomeriggio con le comiche, la rubrica PRIMA VISIONE A NAPOLI. Completavano il palinsesto sfilate di moda, spettacoli napoletani, e film in super8; secondo Annamaria Ghedina fin dai giorni natalizie del 1966 l’emittente trasmette alcuni spot pubblicitari al fine di promuovere prodotti in vendita presso l’Upim di Napoli. Annunciatrice era Rossana Della Valle. Il 17 dicembre 1970 nasce la Società Telediffusione Italiana con atto del notaio Carlo Tafuri. Il 24 maggio 1971 iniziano a Napoli per la prima volta in Italia le trasmissioni televisive a colori: due ore al giorno nel palinsesto della TeleDiffusione Italiana, la Rai iniziò a trasmettere a colori sei anni dopo… Telediffusione Italiana è presente con le proprie telecamere al Festival di Sanremo del 1973, e in effetti anche Gigi Vesigna ricorda la presenza a quel festival di altre telecamere oltre a quelle della Rai.

Su IL MESSAGGERO del 15 marzo 1973 Peppo Sacchi dichiarò: “non ho una lira, non sono riuscito a trovare sponsor… le apparecchiature in mio possesso le ho ricevute in prestito… al massimo posso effettuare una ripresa bianco e nero con un videoregistratore portatile.” Gregorio convoca i giornalisti, presenti i soci Eliseo Monaco, l’amministratore, l’avvocato Elio Rocco Fusco, il direttore Enzo Montanari, il regista Tony Lack e numerosi artisti napoletani e annuncia che la sua emittente è in grado di potere riprendere e trasmettere a colori le prime due serate festivaliere, anche attraverso altre nove emittenti sparse nelle varie regioni (Babelis Tv, TeleAbruzzo, TeleAdriatica ed altre) che però le avrebbero diffuse in bianco e nero, non disponendo però di apparecchiature a colori. Grregorio comunicò che l’equipe tecnica di TeleDiffusione – TeleNapoli sarebbe stata a Sanremo con una regia mobile. I sanremesi accolsero i tecnici dell’emittente di Gregorio come i “salvatori della Patria”. Il sindaco di Sanremo offrì loro ospitalità, lieto com’era che il Festival fosse ripreso nella sua interezza, e a colori, per giunta. Ma la Rai impose il suo d iktat: nessun altra emittente avrebbe potuto effettuare riprese all’interno del Casinò pena l’eliminazione della diretta radiofonica delle prime due serate e della diretta televisiva della finale. Grande fu la delusione per gli “angeli del cavo”, ma subito venne trovato l’espediente: si registrò con i cantanti per le strade di Sanremo, chi entrò al Casinò fu invece il “nostro” Pino Callà(che allora collaborava con TeleCapodistria). Le immagini girate dagli operatori di Gregorio (e passate agli altri “angeli del cavo”) vennero  trasmesse in differita in coincidenza con la prima e la seconda serata del festival.

La sera di venerdì 9 marzo 1973 i napoletani collegati via cavo nei locali pubblici, soprattutto della Galleria Umberto I dove furono installati dieci televisori videro a colori le immagini registrate per le strade dei cantanti in gara a Sanremo. Pino Callà presentò le sue immagini alle Messaggerie Musicali di Milano.

MOMENTO SERA intitolò: “Napoli l’ha visto” LA NOTTE intitolò: TELEVISIONE PRIVATA A NAPOLI HA TRASMESSO A COLORI PER CAVO FASI DEL FESTIVAL DI SANREMO, mentre IL GIORNALE D’ITALIA scrisse: “la tv via cavo è arrivata a Napoli, ieri sera la prima trasmissione del Festival a colori”.

La Philips, esaminata la qualità delle registrazioni, chiese ed ottenne di ricavarne la prima cassetta dimostrativa, a quell’epoca stava lanciando il primo videoregistratore a cassette a colori: insomma fu un successo senza precedenti. Fu uno smacco per la Rai (ancora in bianco e nero), ciò anticipò la decisione del ministro Gioia ad emettere il decreto di chiusura di TeleNapoli. TeleDiffusione Italiana deve chiudere i battenti il 12 maggio 1973, in seguito alla chiusura dell’emittente il repubblicano Ugo La Malfa chiese le dimissioni del ministro per avere emesso un decreto contro l’art.21, il ministro restò al suo posto e i repubblicani ritirarono al governo Andreotti.

Il 12 maggio 1973 venne oscurata TeleBiella. Negli studi di via Toledo c’era aria di tragedia, i telespettatori telefonavano, facce smorte, giravano tutti come automi, le consultazioni erano frenetiche, ma non ottemperare al diktat significava rischiare la galera. “L’ultimatum scattava a mezzanotte – ricorda Gregorio – chi fosse stato sorpreso, oltre quell’orario, a trasmettere filava direttamente a Poggioreale (il carcere di Napoli). Alle 23,30 di quel giorno andò in onda l’ultimo telegiornale della TeleDiffusione Italiana: il commentatore Angelo Maggi usò parole infuocate contro i politici: “vil razza dannata” prendendosela con il ministro Gioia che con l’emissione di quel decreto aveva ucciso la libertà di espressione facendosi un baffo dell’articolo 21 della Costituzione.

E così si concluse l’ultimo tg di TeleNapoli. La govanissima presentatrice Rossana Della Valle con le lacrime agli occhi e la voce rotta per l’emozione pronunciò il de profundis: “fra qualche minuto la nostra emittente cesserà per sempre le trasmissioni. Personalmente mi unisco ai soci di TeleDiffusione Italiana: Pietrangelo Gregorio, Franco ed Eliseo Monaco, Francesco Guagliano, l’amministratore Elio Rocco Fusco, al direttore Enzo Montanari, alle maestranze ed ai tecnici, per esprimere a voi telespettatori, che con attaccamento e simpatia ci avete seguito per sei anni, dandoci la vostra fiducia, il nostro più vivo e sentito ringraziamento. Vi ricorderemo sempre con affetto come speriamo vi ricorderete di TeleDiffusione Italiana e di me, la vostra Rossana Della Valle”. Le sue parole furono interrotte da un singhiozzo e la telecamera si spostò sulla bandiera italiana al centro della quale era scritto LIBERTA’, mentre veniva ammainata al suono dell’inno nazionale. Scorreva in sovraimpressione il seguente messaggio: “dopo sei anni TeleDiffusione Italiana è costretta a cessare le trasmissioni, per l’assurdo decreto liberticida ed incostituzionale del ministro Gioia.” 

L’emittente riaprirà nel 1974, cablando Napoli con 380 chilometri di cavo, e con una nuova sede in via Crispi 3 (studi) e in via Roma 228 (uffici). Gregorio ha trovato come soci i fratelli Enrico Capozzi (presidente dell’ordine campano dei ragionieri) e l’avocato Ubaldo Capozzi, tre piani, circa venti stanze, sei studi televisivi a colori, fu locato l’intero ex Sacro Cuore di proprietà dell’ingegner Corrado Ferlaino (allora patron del Calcio Napoli) che venne ristrutturato in tempo record: cinque teatri di posa, due vasti laboratori, una ventina di vani per uffici, ampi depositi, oltre ad un notevole spazio all’aperto. 240 film in archivio, pubblicità in accordo con la Spe costituiscono il patrimonio dell’emittente che di li a poco assumerà la denominazione di TeleNapoli.

La nuova società registrava il 90% ai fratelli Capozzi, il 5% al Gregorio e il 5% al regista Lack von Hohensfriesun, che ebbero la direzione artistica e tecnica. Direttore dell’emittente fu Enrico Marcucci, vicedirettore Umberto Borsacchi (che nel 1978 diventerà direttore dell’Ansa di Napoli), direttore dei programmi Aldo Bovio (direttore responsabile de IL CORRIERE DI NAPOLI) figlio del poeta Libero Bovio, autore dei testi delle più belle canzoni del classico paternopeo, che realizzò spettacoli eccezionali come PAESAGGIO CON FIGURE, nonchè numerose commedie di Scarpetta e di Eduardo De Filippo. Responsabile del tg Sandro Coppola (poi direttore de IL GLOBO), alla cultura Aldo Trione, allo sport Antonio Corbo (attuale capo redattore de LA REPUBBLICA), segretario di redazione Gegè Maisto, redattore capo Massimo Millone (attuale direttore del Tg3 Campania), capo cronaca Erminio Scalera, fra i giornalisti Elena Massa (oggi a IL MATTINO), Francesco Maresca, Bruno Pedretta e Lorenza Foschini (oggi al Tg3).

Oltre ai sei teatri di posa di via Crispi, fu locato l’intero night club Lo Schiribizzo, annesso all’Hotel Royal, nel quale si realizzavano le produzioni che necessitavano di ambientazione maggiormente scenografica. Particolarmente interessanti risultarono alcune rubriche mandate in onda, come quella condotta da Pio Cucurullo (il fondatore dell’Università Popolare dello Spettacolo a Napoli, presieduta da Ernesto Calindri), L’AMICO DELLA BUONANOTTE che ebbe un buon riscontro di pubblico. La regia televisiva fu affidata a Stefano Canzio e ad Antonio Lack von Hohenfriesten, la programmazione del palinsesto ad Arnaldo Delahaje  Il regista Stefano Canzio e l’operatore Salvatore Pozzi.

Telenapoli annovera 150 dipendenti, 15 giornalisti, 240 film in archivio, sei studi televisivi tutti a colori, pubblicità con la Spe.. A TeleNapoli arrivarono 1400 pizze (le videocassette non esistevano e non conveniva registrare su nastro poichè i videoregistratori davano problemi di incompatibilità ed i nastri utilizzati (da un pollice, solo la Rai trasmetteva a due pollici) costavano troppo ed erano di difficile reperimento. Si preferì trasmettere quindi in diretta a mezzo del telecinema (telecamera accoppiata al proiettore), col vantaggio di avere un’ottima qualità delle immagini.

Il palinsesto consiste in una rassegna stampa, programmi di varietà, cartoni animati, un tg cittadino con tanto di rubrica sportiva (Napoli sport), canzoni, inchieste popolari, spettacoli popolari napoletani, le rubriche Prime visioni a Napoli, Parlano i partiti, I periodici della Campania, Cronache sindacali. L’impianto via cavo di TeleNapoli desta l’interesse e l’ammirazione dei principali esperti del settore delle varie multinazionali, che giunsero a Napoli dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dall’Olanda e dal Belgio, per rendersi conto di persona dell’importante realizzazione e per complimentarsi per i risultati ottenuti.

TeleNapoli inizia a trasmettere a colori anticipando la Rai. A partire dal 1975 si verificano i primi contrasti fra Gregorio e i soci, pomo della discordia gli allacciamenti dell’emittente. “Una volta realizzata la cablatura dell’intera città e l’installazione di una cassetta di distribuzione su ogni edificio io, che seguivo personalmente i lavori, mi resi conto che collegare i singoli utenti richiedeva tempi lunghi. Una squadra di due tecnici riusciva a stento a collegare tre utenti al giorno.

“Collegare un utente comportava, infatti, una notevole perdita di tempo, e una serie di circostanze: in primis bisognava sottostare ai “comodi” del richiedente che stabiliva a suo piacimento la giornata destinata all’allacciamento. Occorreva, poi, stendere un cavo alla cassetta di distribuzione (di solito alloggiata all’altezza del primo piano, fino all’abitazione dell’interessato che, nella maggior parte dei casi, stava ai piani alti). Una volta entrati nell’appartamento, bisognava fare attenzione all’estetica delle camere da attraversare, sino a raggiungere il televisore che, inesorabilmente, si trovava nella stanza più lontana. Raggiunto il televisore bisognava applicare una particolare presa (secondo le disposizioni ministeriali) e quindi, sintonizzarlo sul canale D vhf di TeleNapoli. Quando, finalmente, le immagini apparivano sul teleschermo bisognava perdere altro tempo per istruire l’utente. Il calvario dei tecnici non si esauriva li.”

“Se accadeva un guasto fortuito al televisore dell’utente “sintonizzato” apriti cielo! I centralini di TeleNapoli si intasavano per le richieste di riparazione, i più scalmanati pretendevano la riparazione gratuita addebitando la colpa del guasto all’allacciamento! Da conteggi effettuati a consuntivo dopo il collegamento gratuito a scopo promozionale dei primi mille utenti (venti squadre impegnate in un mese) risultò che il costo medio dell’allacciamento per utente, comprensivo di materiale (in media oltre 50 metri di solo cavo) e manodopera, superava la somma di 30.000 lire. Urgeva una soluzione per recuperare le perdite.”

“Intanto la società Spe (Società Pubblicità Editoriale) che gestiva allora le raccolte pubblicitarie de IL MATTINO aveva proposto a TeleNapoli di acquisire la gestione esclusiva della pubblicità a condizioni eccezionali, come contropartita richiedeva però l’avvenuto allacciamento di 20.000 utenti. Io suggerii al Consiglio di Amministrazione di offrire gratuitamente il diritto di allacciamento a TeleNapoli. Il Cda vagliò la proposta ma alcuni soci finanziatori preferirono affidarsi ad un team esterno di “superesperti” giunti da Milano che parlarono di una cifra consistente in tre miliardi e 600 milioni (degli anni ’70!!!), cifra che fece rimbalzare dalle sedie i soci finanziatori che quindi bocciarono la mia proposta. Il Cda decise invece di aprire una campagna di allacciamenti a pagamento. Entrarono nelle casse un paio di centinaia di milioni e i soci vedevano confermata la loro scelta. Io continuavo a sostenere che ci avrebbero rimesso almeno 20.000 lire ad utente per una perdita globale di diversi miliardi di lire. Altro che gli introiti miliardari preconizzati dagli improvvisati “supeconsulenti”. Le ditte appaltatrici infatti pretesero somme maggiori e TeleNapoli cominciò a dissanguarsi. Dal punto di vista del guadagno gli abbonamenti furono un disastro, da quello della quantità venne raggiunto il parco utenti richiesto dalla Spe.”

Poi si giunse alla liberalizzazione delle tv via etere: “Bisognava convertirsi all’etere in anticipo sugli altri, ne parlai con Capuzozi e con gli altri soci spiegando l’esigenza di precedere la decisione istituzionale che avrebbe sancito la definitiva regolamentazione della tv privata liberalizzando il cielo dal monopolio Rai. D’accordo con Renzo Villa e Gianni Del Piano, titolari di TeleAltoMilanese e di Gbr attivai un piano di sensibilizzazione e di attacco: insieme avremmo iniziato le trasmissioni via etere rischiando il proprio. Villa e Del Piano con molta prudenza preferirono occupare i canali “alti”, molto distanti da quelli della Rai per evitare ogni possibile interferenza.

All’eccessiva prudenza di Villa e Del Piano, io contrapposi, con un’audacia che rasentava l’incoscienza, l’utilizzazione, dalle falde del Vesuvio, del canale uhf 21, addirittura lo stesso canale usato dalla Rai nella vicina Caserta e solo due di distanza dal 23 uhf irradiato dal principale ripetitore Rai del Faito (monte nei pressi dei Castellammare di Stabia). Ciò comportava tecniche particolari per evitare ogni possibile interferenza. Questa mia audace iniziativa mi procurò tre immediati vantaggi: il primo di natura psicologica, il 21 richiamava alla memoria l’omonimo articolo della Costituzione, in base al quale era stata richiesta la liberalizzazione dell’etere; il secondo era di natura tecnico-opportunistica: il teleutnete che riceveva il canale 23 della Rai doveva solamente sintonizzare il televisore sul canale 21, evitando l’installazione di una nuova antenna; il terzo vantaggio era dato dal canale “basso” perchè presentava una minore attenuazione VEDI MANCA PAROLA a grandi distanze (a parità di potenza poteva raggiungere VEDI MANCA PEZZO canale “altro”). Tre piccioni con una fava. Il piano partì. A Milano cominciò a trasmettere TeleAltoMilanese dal canale 54 dal Sacromonte di Varese, a Roma Gbr e a Napoli Canale 21. La conquista dell’etere era iniziata!” Ma il gruppo societario non se la sentì di mandare via etere i programmi e preferì restare attaccato al cavo. “Così uscii dalla società”. Solo dopo la sentenza di liberalizzazione anche per le tv via etere, e dopo il successo di Canale21, la nuova emittente di Gregorio, TeleDiffusione Italiana, ormai soltanto TeleNapoli si convertirà all’etere irradiando i suoi programmi dai canali uhf 36 e uhf 61. TeleNapoli continua la sua storia fino al 1979 ed entra nel mito.”

Agostino Rosa

tratto da: http://www.storiaradiotv.it/TELEDIFFUSIONE%20ITALIANA%20-%20TELENAPOLI.htm