Adottare un cane o un gatto a Napoli non è la semplice transazione affettiva che si vede nelle pubblicità progresso. È un atto di resistenza urbana.
Chi varca i cancelli del Canile Municipale di via Janfolla o di una delle tante strutture convenzionate in provincia, si scontra con una realtà fatta di occhi sgranati nel cemento e di una burocrazia che, per fortuna, ha imparato a essere severa per evitare i ritorni di fiamma del pentimento.
La mappa del cuore (e dei moduli)
Il punto di partenza istituzionale resta il Servizio Veterinario dell’ASL Napoli 1 Centro. Nel corso del 2024, i dati ufficiali hanno mostrato un lieve incremento delle adozioni consapevoli, ma il numero di ingressi nei rifugi tra Ponticelli e la collina di Capodimonte resta critico, con una media di ingressi che ha sfiorato le 150 unità mensili nei periodi di picco.
Per chi cerca un compagno di vita, la procedura è chiara ma richiede pazienza. Non si esce col guinzaglio in mano dopo dieci minuti. Il protocollo prevede:
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Colloquio conoscitivo: Un esperto valuta se la tua vita frenetica tra la Tangenziale e il Centro Direzionale è compatibile con un cucciolo o un cane anziano.
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Pre-affido: Una visita a casa da parte dei volontari. Non vengono a controllare la polvere sui mobili, ma la sicurezza di balconi e finestre.
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Chip e registrazione: L’animale viene consegnato già microchippato e iscritto all’Anagrafe Canina Regionale, un passaggio che nel gennaio 2026 è diventato ancora più snello grazie alla nuova piattaforma digitale della Regione Campania.
Un dettaglio laterale: il rito della “coperta usata”
C’è un gesto che i volontari del rifugio di Secondigliano consigliano sempre, ma che non troverete in nessun manuale: portare con sé una vecchia maglietta usata durante il primo incontro. L’odore del futuro proprietario, lasciato nel box per qualche giorno prima del distacco definitivo, agisce come un ancoraggio chimico. In una città caotica e rumorosa come Napoli, quel frammento di odore familiare diventa la bussola che permette al cane di non impazzire durante il primo tragitto in auto tra i clacson di via Foria.
L’intuizione non ortodossa: l’adozione del “fantasma”
Esiste una categoria di animali che nessuno guarda: i neri, i vecchi e quelli “invisibili” perché troppo timidi. L’intuizione che molti educatori cinofili napoletani stanno promuovendo è ribaltare il concetto di scelta estetica. Adottare un cane “difficile” a Napoli è paradossalmente più semplice che in una città asettica. La nostra socialità diffusa, il rumore costante e la presenza di spazi aperti ma complessi, funzionano come una terapia d’urto che accelera la riabilitazione comportamentale. Un cane fobico in un appartamento silenzioso di Milano resta fobico; a Napoli, tra una processione e un mercato, è costretto a riscoprire il mondo, spesso con risultati sorprendenti.
Casi reali e cifre
Un esempio concreto del novembre 2025: un molossoide di 8 anni, rimasto in canile per sei, è stato adottato da una famiglia dei Quartieri Spagnoli. La trasformazione è stata documentata dai volontari dell’associazione La Voce del Cane: l’animale, che non usciva dal box, oggi è diventato la mascotte di un intero vicolo.
Le spese? Adottare da una struttura pubblica è gratuito, ma il “gesto che vale” implica la consapevolezza dei costi fissi: tra profilassi per la leishmaniosi (endemica nelle zone costiere) e alimentazione, si calcola un impegno di circa 60-80 euro al mese.








