Fuorigrotta l’ha capito da un pezzo: lo stadio non si “fa” con due mani di vernice. Se davvero Napoli vuole presentarsi a Euro 2032 con un impianto che faccia impressione anche ai tifosi stranieri (quelli abituati a Wembley, Allianz, Bernabéu), deve cambiare proprio pelle. E i pezzi concreti, stavolta, ci sono.
Il Comune ha messo nero su bianco un percorso tecnico: un piano di fattibilità e una serie di “principi guida” già approvati, con una richiesta di finanziamento nell’ordine dei 200 milioni e una capienza che punta a salire fino a 70mila posti.
Com’è pensato il “nuovo Maradona”
La mossa più grossa riguarda il cuore dello stadio: il primo anello. L’idea descritta nei documenti è drastica: demolire l’attuale configurazione del primo anello e ricostruirlo in continuità col secondo, spingendolo “fino al bordo del campo”. Tradotto: addio distanza da pista olimpica, addio partita “lontana”. È il passaggio dal “tempio” al “teatro” di cui parlano tutti, perché cambia la percezione della gara, soprattutto in curva.
Poi c’è il tema che ai tifosi interessa più di quanto si dica: la copertura. Il Comune chiede di studiare un’estensione dell’attuale copertura o una nuova copertura, anche per mettere mano alla questione vibrazioni e alla fruibilità di settori oggi problematici.
Dentro lo stesso pacchetto entrano cose molto “da stadio europeo”: skybox, field box e posti VIP in Tribuna, hospitality riorganizzata, servizi sanitari e aree bar/ristorazione adeguate. Non è poesia: è il modo in cui oggi gli impianti reggono economicamente, piaccia o no. E sì, c’è anche la parte “city”: spazi commerciali fino a 30.000 mq e l’ipotesi di un museo/experience legata a Maradona.
Tempi, cantieri e il problema: giocare mentre lavori
Il punto delicato è sempre lo stesso: non puoi chiudere lo stadio due anni e dire al Napoli “arrangiatevi”. Nel piano si parla apertamente di lavori per fasi, per garantire la continuità operativa e coordinarsi col calendario eventi. E c’è un passaggio chiaro: i posti non fruibili durante gli interventi dovrebbero essere “compensati” usando i settori recuperati del terzo anello.
Su questo, negli ultimi giorni è uscita anche una scadenza: da luglio 2026 dovrebbero partire i lavori sul terzo anello, con un primo intervento (si parla di un prototipo/porzione) proprio per affrontare il nodo vibrazioni; la cifra indicata per quel lotto è 9,6 milioni.
Il cronoprogramma “politico” corre dietro a Euro 2032: progetto esecutivo da presentare entro luglio e scelta delle città ospitanti attesa in autunno 2026 (con date già circolate nel racconto pubblico della candidatura).
Se questo progetto passa davvero dalla carta al cemento, il tifoso vedrà tre cose subito. La partita più vicina, molto più vicina. Lo stadio più “chiuso” e coperto, quindi più voce e meno dispersione. E un Maradona che prova a stare in piedi anche quando non si gioca, tra servizi, aree interne e spazi nuovi.








