Cultura e Spettacolo

I 5 punti di Napoli dove vedere la città dall’alto (davvero)

Napoli dall’alto non è una cartolina. È una specie di rivelazione improvvisa. La guardi e capisci che è costruita su un equilibrio fragile, inclinato verso il mare. E ogni punto panoramico racconta una storia diversa.

Il primo, inevitabile, è il Belvedere di San Martino, accanto alla Certosa di San Martino. Da qui la città si apre come un anfiteatro: Spaccanapoli si intuisce come una cicatrice diritta, il porto sembra disegnato con il righello e il Vesuvio si piazza sullo sfondo con quella calma che mette quasi in soggezione. La cosa curiosa è che molti arrivano, scattano, vanno via. Io consiglio di restare dieci minuti in più. Verso le 18, quando il sole cala alle spalle del Vomero, il centro storico cambia colore. Diventa più scuro, più denso.

I luoghi più belli di Napoli dove ammirare la città dall’alto

Poi c’è Posillipo. Ma non genericamente Posillipo: via Petrarca, altezza parco Virgiliano. Dal Parco Virgiliano la vista è larga, quasi cinematografica. Si vedono Nisida, Procida, a volte Capri nelle giornate terse. È un panorama che allarga il respiro. Eppure il dettaglio che preferisco non è il mare: sono le antenne sui tetti delle case sottostanti, tutte rivolte nella stessa direzione. Piccole cose che raccontano abitudini.

Un altro punto sorprendente è la collina dei Camaldoli, nel Parco Metropolitano. Meno turistico, più silenzioso. Dalla zona dell’Eremo dei Camaldoli la città sembra lontana, quasi ordinata. Le curve delle tangenziali diventano linee eleganti, il traffico scompare. Qui Napoli perde il rumore e resta solo la forma. È un’esperienza diversa, più astratta. E nelle giornate di vento si sente l’odore della macchia mediterranea mescolato alla salsedine.

C’è poi Castel Sant’Elmo, sopra il Vomero. Dalle terrazze del Castel Sant’Elmo lo sguardo è a 360 gradi. È il punto dove capisci quanto sia irregolare la città: quartieri addossati, salite improbabili, scale che sembrano infilate a forza tra i palazzi. Una volta, durante una visita in inverno, ho visto un anziano indicare il porto al nipote spiegando dove lavorava da ragazzo. I panorami servono anche a questo, a rimettere insieme biografie.

Infine il punto meno celebrato: il tetto del parcheggio del Centro Direzionale. Sì, proprio lì. Tra i grattacieli progettati da Kenzo Tange si apre una vista insolita, laterale. Il Vesuvio appare più vicino, il centro storico sembra quasi schiacciato in basso. È una prospettiva contemporanea, meno romantica. Un modo per guardare Napoli senza nostalgia.

Un’intuizione che spesso sfugge: i panorami migliori non sono sempre i più alti. A volte basta salire di pochi metri sopra il livello del traffico per cambiare completamente percezione. Napoli è verticale dentro, prima ancora che fuori.

E c’è un dettaglio che chi vive qui conosce bene: dopo una pioggia intensa, quando l’aria si pulisce, la città dall’alto diventa quasi tagliente. Le cupole emergono nitide, le navi in rada sembrano ferme in una vasca. Non succede spesso. Ma quando accade, vale la salita.

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