Inserito da redazione il 1 ottobre 2014

Rumori telepatici è il titolo della prima personale di Franco Vaccari a Napoli, mostra in cui la manifestazione del segno dell’artista avviene attraverso l’esposizione di lavori che si configurano come strumenti di evocazione, nella raffigurazione di una ricerca che si afferma e si definisce attraverso l’incontro e la contingenza.
L’opera, a cui viene volutamente negato lo statuto di oggetto estetico, diviene lo strumento con cui suscitare l’attenzione partecipata dello spettatore e simultaneamente spostarla verso l’impalpabile, ciò che è meno strettamente connesso ad una percezione decifrabile ed immediata di un univoco concetto o espressione. La percezione si sposta dunque sul piano del non totalmente determinato, quel luccichio che è visione appannata e rumore soffuso, come quando si è pervasi dalla strana sensazione del non sapere se ciò che si è visto o udito è reale o immaginato, personale o condiviso. 
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L’esposizione di lavori storici ma inediti, come le strip di foto tratte da Photomatic d’Italia, 1973-1974, realizzate in Campania e mai esposte in precedenza; la creazione di ambienti al limite tra lo spazio privato e pubblico, con la realizzazione di una camera ottica percorribile e di uno spazio in penombra arredato solo dal suono; la proiezione di video storici come I Cani lenti, 1971 e Provvista di ricordi per il tempo dell’Alzheimer, 2003 ed infine la decifrazione di codici QR, compongono la mostra completata dalla luminescenza del faro da richiamo che abbaglia il raggio di cielo sovrastante Palazzo Caracciolo di Avellino.