Inserito da redazione il 9 luglio 2015

Annunciato per domani  14 luglio 2015 il primo evento inaugurale di Officina delle culture “Gelsomina Verde”. presso la ex sezione staccata dell’IPSIA di Miano in via Ghisleri a Scampia 

 

Officina Verde lavori

Volontari al lavoro per l’Officina delle culture “Gelsomina Verde”

Il programma

PRIMO EVENTO INAUGURALE DELL’OFFICINA DELLE CULTURE “Gelsomina Verde”
Dalle terre di Gomorra all’ Officina delle Culture “Gelsomina Verde”

Ore 12.00
saluti
- Dott. Ciro Corona – associazione 
(R)esistenza/responsabile “Officina delle Culture” 

Ore 12.30
- Dott. Luigi De Magistris – Sindaco di Napoli

Ore 12.45
- Dott. Giancarlo Costabile – Docente di Pedagogia della Resistenza – Università della Calabria 

Ore 13.00
- Dott. Giuseppe Chiarillo – Avviso Pubblico (supporto organizzazioni)

Ore 13.15
- Dott. Mattia Fontanella – Coop 

Ore 13.30
- Avv. Giovanni Bianco – Fondazione Sant’Alfonso /Organizziamo la Speranza

Ore 13.45
- Dott. Giovanni Conzo – Procuratore DDA Napoli

A seguire 
- Dott. Franco Roberti – Procuratore Nazionale Antimafia

Modera il Dott. Antonio D’Amore – referente provinciale “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

A seguire buffet con prodotti provenienti dal bene confiscato “Amato Lamberti” di Chiaiano

Aderiscono per ora all’iniziativa 
Associazione (R)esistenza AnticamorraScampia Trip AssociazioneDrom MusicLab, Rugby Scampia, Volontari per napoli ripuliamo napoli, Progettoperlavita Onlus, Agende Rosse Campania/Associazione A.R.CA, Associazione Notre Napule ‘a Visionaire, Associazione Terra Viva – Centro Antiviolenza -

 dove: Via Arcangelo Ghisleri Lotto P5 – Napoli 

 

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Questo è il post di Franco Vicario per l’apertura a Scampia di ”Officina delle culture Gelsomina Verde” prevista per il 10 luglio 2014. 

Le strade dei “folli”
Sono passati esattamente 26 anni da quando mi fu affidato l’incarico di condurre la sezione staccata dell’IPSIA di Miano in via Ghisleri a Scampia, una delle prime, se non la prima, scuola superiore del quartiere.

In verità mi fu affidata soprattutto perchè nessuno se la sentiva di assumersi la responsabilità di un incarico in una realtà sociale “pericolosa” che a cavallo degli anni ottanta e novanta era già al centro dell’attenzione mediatica esclusivamente per fatti di cronaca nera e di faide camorristiche. Accettai ovviamente l’incarico semplicemente perchè ritenevo troppo importante la presenza di una scuola superiore in funzione di presidio anticamorra e di sperimentazione di un laboratorio sociale per contribuire alla costruzione di un territorio con un’identità più umana di quella che veniva normalmente narrata e diffusa a livello planetario.

L’esperienza fu esemplare e di straordinaria ricchezza per i tanti giovani che frequentarono la scuola fin quando, per motivi legati a errate politiche scolastiche, la scuola venne soppressa lasciandola vuota e svuotata di ogni funzione, fino alla chiusura, nei primi anni del duemila, diventando un possedimento della camorra che l’ha utilizzata per i propri traffici per quasi quindici anni.

Quando circa due anni fa, con gli amici di R-esistenza anticamorra, ritornai tra quelle aule e quegli spazi travisati dal tempo e dallo scempio di chi ne aveva fatto sfregio e luogo di morte, non immaginavo che nel giro di così breve tempo, viste le condizioni di assoluto degrado della scuola, il progetto di farla ridiventare un luogo di socialità e di cultura potesse realizzarsi.

Ma fortunatamente a Scampia ci sono ancora dei folli che credono che ciò sia possibile, che aprono nuove strade, e fortunatamente i “folli” sono sempre di più che combattono le politiche mortifere di chi invece occupa abusivamente luoghi di potere per tornaconto essenzialmente personale e di culto della propria immagine.

Nasce così a Scampia “l’officina delle culture Gelsomina Verde“, luogo associativo e di interscambio culturale tra tutti gli uomini che abbiano al centro la solidarietà e la giustizia sociale.

Per me rappresenta un’ideale, straordinario e incredibile, passaggio di consegne. I laboratori, le aule, le officine elettro-meccaniche della scuola ritornano ad essere luoghi di cultura, officine sociali, lavati dal sangue che fino a poco tempo fa impregnava i pavimenti e le mura della scuola.

C’è ancora molto da fare, ma se si lavora affinchè i tanti altri luoghi abbandonati di Scampia possano essere affidati alla cura della stessa cittadinanza che si riconosce in un progetto come quello dell’Officina delle culture “Gelsomina Verde”, la camorra continuerà a perdere parte del suo fascino e del suo .potere.

Non c’è altra strada e la strada è ancora lunga, ma è aperta, IRREVERSIBILMENTE.

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Chi era Gelsomina Verde (da Wikipidia)

Gelsomina Verde (Napoli, 1982 – Napoli, 21 novembre 2004) fu una vittima della camorra, torturata e uccisa a 22 anni nel pieno della cosiddetta faida di Scampia; il corpo venne poi dato alle fiamme all’interno della sua auto. Era il 21 novembre 2004

Il suo nome ha designato il processo svolto contro alcuni esponenti del clan Di Lauro.

Si è ipotizzato che il cadavere della giovane donna, uccisa con tre colpi di pistola alla nuca dopo ore di torture, sia stato bruciato per nascondere agli occhi della gente le tracce dello scempio inflittole. Infatti, l’omicidio di questa giovane, colpì notevolmente l’opinione pubblica per le sue modalità efferate e per il fatto che Gelsomina era del tutto estranea alle logiche dei clan; la ragazza lavorava come operaia in una fabbrica di pelletteria, si occupava di volontariato ed era solo stata legata affettivamente per un breve periodo ad uno degli scissionisti, e la relazione si era interrotta anni prima dell’assassinio della ragazza.

Il processo

La famiglia di Gelsomina Verde si è costituita parte civile nel procedimento penale che si è concluso il 4 aprile 2006 con la condanna all’ergastolo di Ugo De Lucia (classe 1978, considerato uno dei più efferati sicari del clan Di Lauro) ritenuto l’esecutore materiale e la condanna ad anni sette e mesi quattro di reclusione del collaboratore di giustizia Pietro Esposito.

Si legge nella Sentenza depositata il 3 luglio 2006:

« Si badi, ed è il caso di sottolinearlo con forza che, a fronte di decine e decine di morti, attentati, danneggiamenti estorsivi e paraestorsivi, lutti che hanno coinvolto persone innocenti che non avevano nulla a che fare con la faida in corso, ma che hanno avuto la sventura di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, finanche anziani e donne trucidate impietosamente, ebbene di fronte a tale scempio, fatto di ingenerato ed assurdo terrore, non vi è stata alcuna costituzione di parte civile, ad eccezione dei genitori di Gelsomina Verde.

In altre parole, pur non indulgendo in considerazioni sociologiche, o peggio, moraleggianti (omissis) non può non rilevarsi che nessun cittadino del quartiere di Secondigliano e dintorni, nel corso delle indagini, e prima ancora che esplodesse la cruenta faida di Scampia, abbia invocato, con denuncia o altro modo possibile, l’aiuto e l’intervento dell’autorità. Sembra, e si vuole rimarcarlo senza ombra di enfasi, che ad alcuno dei superstiti e parenti delle vittime, specie se ancora residenti a Secondigliano, è mai interessato chiedere ed ottenere giustizia, instaurare un minimo, anche informale, livello di collaborazione con le forze dell’ordine, tentare, in vari modi, di conoscere i possibili responsabili, ma è evidente che solo arroccandosi tutti dietro un muro di impenetrabile silenzio, hanno visto garantita la propria vita »

Il 13 dicembre 2008, Cosimo Di Lauro, 35 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Gelsomina Verde, perché ritenuto mandante dell’omicidio.

L’11 marzo 2010, lo stesso Di Lauro, pur non ammettendo la responsabilità del delitto, ha risarcito la famiglia di Gelsomina Verde con la somma di trecentomila Euro, importo che aveva incassato da un premio assicurativo per un incidente occorsogli quando era adolescente. In seguito al risarcimento, la famiglia della vittima ha rinunciato a costituirsi parte civile.

Nel dicembre del 2010, Cosimo Di Lauro è stato assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio.

 

Da: la Repubblica.it del 22.11.2004

Gelsomina vittima dei clan carbonizzata dopo l’esecuzione

Gelsomina Verde è stata ‘punita’ perché frequentava un uomo che apparteneva ad uno dei due clan in guerra a Napoli. Aveva 22 anni: l’hanno trovata ieri notte a Secondigliano, carbonizzata nella sua auto con un colpo di pistola in testa. 

E’ la vittima numero 114 della camorra a Napoli dall’inizio dell’anno. Negli ultimi due giorni sono state uccise sei persone nella provincia campana. 

Antonio Bassolino, il presidente della Regione Campania, chiede più agenti. A margine del convegno ‘La camorra oggi’ che si è appena concluso nel capoluogo, Bassolino ha detto: “Servono più uomini, più risorse, più mezzi. Bisogna andare nei quartieri e riportare lo Stato”. Ma poi aggiunge: “Bisogna pure contrastare la povertà, la debolezza del tessuto economico e sociale; combattere modelli culturali sbagliati. Il ruolo della scuola è fondamentale”. 

Domani, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu riferirà in commissione parlamentare sul problema criminale a Napoli. Pochi giorni fa, in Senato, il ministro affermò che non è sua intenzione ‘militarizzare’ la città di Napoli. Puntò invece l’indice sulla scarsa severità delle pene: “Penso che ci si possa confrontare con realismo sulla durata della custodia cautelare, sul ripristino dell’arresto obbligatorio per determinati reati e su una maggiore severità nei confronti della recidiva. Quando assisto a certe inopinate scarcerazioni, non posso non interrogarmi sull’adeguatezza delle norme”. 

La guerra che si combatte a Secondigliano in queste settimane, è scoppiata tra due diverse fazioni che prima facevano parte di un unico clan specializzato nello spaccio della droga. Da una parte alcuni ex fedelissimi di Paolo Di Lauro, 53 anni, detto Ciruzzo ‘o milionario’, latitante da due anni, ritenuto il capo incontrastato dell’organizzazione dedita allo spaccio di droga, deciso a mettersi in proprio. Dall’altra un gruppo di ‘scissionisti’ che vuole intercettare il cospicuo flusso di denaro raccolto ogni giorno dai pusher che spacciano lungo le strade di Scampia.

L’Osservatore Romano, intervenendo sull’emergenza-Napoli, ha scritto: “Mentre da più parti si invocano interventi speciali contro la spirale di violenza, i parroci delle zone più insanguinate invitano a non rassegnarsi”. Monsignor Antonio Riboldi, il ‘vescovo anticamorra’ di Acerra, chiede la mobilitazione della città sana: “Napoli è la capitale del cuore buono, bisogna che riprenda coraggio. Scendiamo in piazza mano nella mano per stanare i camorristi”. Per il vescovo, l’unica arma contro la camorra è la mobilitazione generale: “La situazione va presa di petto, con coraggio. E’ inutile chiedere sicurezza. E’ ora che Napoli ritrovi il coraggio”. 

(22 novembre 2004)