Inserito da redazione il 20 luglio 2015

 

A Scampia si torna a scuola. Non ci sono banchi e lavagne. Insegnanti di ruolo o precari ma cittadini che si sono riappropriati di un’ex istituto scolastico che era diventato un fatiscente edificio abbandonato utilizzato come rifugio per lo spaccio e il consumo di droga oltre ad essere un deposito di armi per la malavita locale.

SCAMPIA | TUTTI A SCUOLA

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La struttura oggi diventata Officina delle culture nel nome di GELSOMINA VERDE, vittima innocente della camorra, fu affidata in comodato d’uso dal Comune di Napoli ad un gruppo di associazioni di volontari impegnati nel sociale ed è stata inaugurata martedì 14 Luglio 2015 alla presenza del Sindaco della città di Napoli Luigi De Magistris, con gli auspici del Procuratore Generale Antimafia dott. Franco Roberti, il dott. Giovanni Conzo procuratore DDA Napoli e tanti altri esponenti del mondo associativo della lotta alle mafie.

L’obiettivo principale che si propone il sodalizio coordinato da Ciro Corona , già presidente di (R)esistenza, associazione di lotta alla illegalità e alla cultura camorristica che opera da lungo tempo proprio nel cuore del quartiere Scampìa, è quello di offrire alternative «concrete» ai minori ma anche a detenuti che hanno misure non restrittive. Nel centro, accanto ai laboratori, nasceranno una scuola di cinematografia e di musica, ma anche una comunità alloggio per minori grazie alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa con il Dipartimento di Giustizia minorile.

A oggi manca la ristrutturazione di ulteriori mille metri quadri dove è intenzione dell’associazione realizzare un ristorante-pizzeria sociale dove i ragazzi delle comunità possano imparare un mestiere.

L’iniziativa appare come una risposta concreta che la gente del quartiere intende dare a tutti quelli che pensano che a Scampia esista solo ed esclusivamente il culto della malavita così come è stato rappresentato nella serie televisiva”Gomorra” ispirata al noto libro di Roberto Saviano.

La coraggiosa avventura, quella diretta da Ciro Corona, è autofinanziata e si sostiene solo con sponsorizzazioni, donazioni e contributi volontari a cui si spera aderiscono tanti cittadini ed istituzioni.

LIFE in Naples, con questo modesto contributo ha inteso dare il proprio sostegno all’iniziativa con l’auspicio di raccontarne altre simili a questa.

Luigi Passariello.

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info e contatti : Officina delle Culture “Gelsomina Verde “Via Arcangelo Ghisleri Lotto P5 – Napoli

(R)esistenza Anticamorra, Scampia Trip Associazione, Drom MusicLab, Rugby Scampia, Volontari per napoli ripuliamo napoli, Progettoperlavita Onlus, Agende Rosse Campania/Associazione A.R.CA, Associazione Notre Napule ‘a Visionaire, Associazione Terra Viva – Centro Antiviolenza

http://www.lifeinnaples.it

Chi era Gelsomina Verde (da Wikipidia)

Gelsomina Verde (Napoli, 1982 – Napoli, 21 novembre 2004) fu una vittima della camorra, torturata e uccisa a 22 anni nel pieno della cosiddetta faida di Scampia; il corpo venne poi dato alle fiamme all’interno della sua auto. Era il 21 novembre 2004

Il suo nome ha designato il processo svolto contro alcuni esponenti del clan Di Lauro.

Si è ipotizzato che il cadavere della giovane donna, uccisa con tre colpi di pistola alla nuca dopo ore di torture, sia stato bruciato per nascondere agli occhi della gente le tracce dello scempio inflittole. Infatti, l’omicidio di questa giovane, colpì notevolmente l’opinione pubblica per le sue modalità efferate e per il fatto che Gelsomina era del tutto estranea alle logiche dei clan; la ragazza lavorava come operaia in una fabbrica di pelletteria, si occupava di volontariato ed era solo stata legata affettivamente per un breve periodo ad uno degli scissionisti, e la relazione si era interrotta anni prima dell’assassinio della ragazza.

Il processo

La famiglia di Gelsomina Verde si è costituita parte civile nel procedimento penale che si è concluso il 4 aprile 2006 con la condanna all’ergastolo di Ugo De Lucia (classe 1978, considerato uno dei più efferati sicari del clan Di Lauro) ritenuto l’esecutore materiale e la condanna ad anni sette e mesi quattro di reclusione del collaboratore di giustizia Pietro Esposito.

Si legge nella Sentenza depositata il 3 luglio 2006:

« Si badi, ed è il caso di sottolinearlo con forza che, a fronte di decine e decine di morti, attentati, danneggiamenti estorsivi e paraestorsivi, lutti che hanno coinvolto persone innocenti che non avevano nulla a che fare con la faida in corso, ma che hanno avuto la sventura di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, finanche anziani e donne trucidate impietosamente, ebbene di fronte a tale scempio, fatto di ingenerato ed assurdo terrore, non vi è stata alcuna costituzione di parte civile, ad eccezione dei genitori di Gelsomina Verde.

In altre parole, pur non indulgendo in considerazioni sociologiche, o peggio, moraleggianti (omissis) non può non rilevarsi che nessun cittadino del quartiere di Secondigliano e dintorni, nel corso delle indagini, e prima ancora che esplodesse la cruenta faida di Scampia, abbia invocato, con denuncia o altro modo possibile, l’aiuto e l’intervento dell’autorità. Sembra, e si vuole rimarcarlo senza ombra di enfasi, che ad alcuno dei superstiti e parenti delle vittime, specie se ancora residenti a Secondigliano, è mai interessato chiedere ed ottenere giustizia, instaurare un minimo, anche informale, livello di collaborazione con le forze dell’ordine, tentare, in vari modi, di conoscere i possibili responsabili, ma è evidente che solo arroccandosi tutti dietro un muro di impenetrabile silenzio, hanno visto garantita la propria vita »

Il 13 dicembre 2008, Cosimo Di Lauro, 35 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Gelsomina Verde, perché ritenuto mandante dell’omicidio.

L’11 marzo 2010, lo stesso Di Lauro, pur non ammettendo la responsabilità del delitto, ha risarcito la famiglia di Gelsomina Verde con la somma di trecentomila Euro, importo che aveva incassato da un premio assicurativo per un incidente occorsogli quando era adolescente. In seguito al risarcimento, la famiglia della vittima ha rinunciato a costituirsi parte civile.

Nel dicembre del 2010, Cosimo Di Lauro è stato assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio.

 

Da: la Repubblica.it del 22.11.2004

Gelsomina vittima dei clan carbonizzata dopo l’esecuzione

Gelsomina Verde è stata ‘punita’ perché frequentava un uomo che apparteneva ad uno dei due clan in guerra a Napoli. Aveva 22 anni: l’hanno trovata ieri notte a Secondigliano, carbonizzata nella sua auto con un colpo di pistola in testa. 

E’ la vittima numero 114 della camorra a Napoli dall’inizio dell’anno. Negli ultimi due giorni sono state uccise sei persone nella provincia campana. 

Antonio Bassolino, il presidente della Regione Campania, chiede più agenti. A margine del convegno ‘La camorra oggi’ che si è appena concluso nel capoluogo, Bassolino ha detto: “Servono più uomini, più risorse, più mezzi. Bisogna andare nei quartieri e riportare lo Stato”. Ma poi aggiunge: “Bisogna pure contrastare la povertà, la debolezza del tessuto economico e sociale; combattere modelli culturali sbagliati. Il ruolo della scuola è fondamentale”. 

Domani, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu riferirà in commissione parlamentare sul problema criminale a Napoli. Pochi giorni fa, in Senato, il ministro affermò che non è sua intenzione ‘militarizzare’ la città di Napoli. Puntò invece l’indice sulla scarsa severità delle pene: “Penso che ci si possa confrontare con realismo sulla durata della custodia cautelare, sul ripristino dell’arresto obbligatorio per determinati reati e su una maggiore severità nei confronti della recidiva. Quando assisto a certe inopinate scarcerazioni, non posso non interrogarmi sull’adeguatezza delle norme”. 

La guerra che si combatte a Secondigliano in queste settimane, è scoppiata tra due diverse fazioni che prima facevano parte di un unico clan specializzato nello spaccio della droga. Da una parte alcuni ex fedelissimi di Paolo Di Lauro, 53 anni, detto Ciruzzo ‘o milionario’, latitante da due anni, ritenuto il capo incontrastato dell’organizzazione dedita allo spaccio di droga, deciso a mettersi in proprio. Dall’altra un gruppo di ‘scissionisti’ che vuole intercettare il cospicuo flusso di denaro raccolto ogni giorno dai pusher che spacciano lungo le strade di Scampia.

L’Osservatore Romano, intervenendo sull’emergenza-Napoli, ha scritto: “Mentre da più parti si invocano interventi speciali contro la spirale di violenza, i parroci delle zone più insanguinate invitano a non rassegnarsi”. Monsignor Antonio Riboldi, il ‘vescovo anticamorra’ di Acerra, chiede la mobilitazione della città sana: “Napoli è la capitale del cuore buono, bisogna che riprenda coraggio. Scendiamo in piazza mano nella mano per stanare i camorristi”. Per il vescovo, l’unica arma contro la camorra è la mobilitazione generale: “La situazione va presa di petto, con coraggio. E’ inutile chiedere sicurezza. E’ ora che Napoli ritrovi il coraggio”. 

(22 novembre 2004)