Roma, 31 gennaio 2026 – L’agenzia di rating Fitch ha aggiornato oggi le sue previsioni sull’economia italiana, stimando una crescita attorno allo 0,8% per il 2026. Dopo mesi di dati contrastanti e continue revisioni da parte di istituzioni e osservatori, questa nuova proiezione, resa nota alle 10 del mattino, si basa su un’analisi recente del PIL e degli indicatori principali di stabilità.
Crescita all’orizzonte: una timida spinta
Nel rapporto diffuso ai mercati finanziari, Fitch ammette che la crescita prevista “resta modesta rispetto ad altri Paesi europei”, ma rappresenta comunque un passo avanti rispetto agli ultimi due anni. Al Ministero dell’Economia, in via XX Settembre, la prudenza è la parola d’ordine. Un funzionario presente alla presentazione ha spiegato: “Il dato conferma la solidità della nostra rotta, pur in un quadro internazionale ancora incerto”.
I numeri parlano chiaro: il PIL italiano aveva chiuso il 2024 con un aumento dello 0,6%, secondo le ultime stime Istat; mentre il 2025 – ancora in corso – dovrebbe attestarsi intorno allo 0,7%, secondo diversi centri di analisi. Così, lo 0,8% per il prossimo anno assume un valore simbolico: passi piccoli ma concreti lungo una strada piena di ostacoli.
Cosa pesa sulle stime di Fitch
Il report sottolinea alcune spinte positive. Il settore manifatturiero tiene botta e anche il turismo mostra segnali incoraggianti. “Le esportazioni restano solide”, si legge nel documento, nonostante l’incertezza globale e le tensioni geopolitiche.
Dall’altro lato però ci sono preoccupazioni non da poco. Il debito pubblico, che supera il 140% del PIL secondo l’ultimo aggiornamento del MEF, continua a pesare. Gli analisti spiegano che “le condizioni per finanziare lo Stato sono migliorate appena negli ultimi mesi”, complici i rialzi dei tassi d’interesse e la fine degli acquisti straordinari da parte della Banca Centrale Europea.
Reazioni sul campo
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato poco dopo mezzogiorno: “Prendiamo atto di questa valutazione che ci spinge a continuare con le riforme e a rendere più efficiente la spesa pubblica”. Dal mondo delle imprese arrivano segnali cautamente positivi: Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha detto ai giornalisti fuori da viale dell’Astronomia: “Lo 0,8% è un dato modesto ma va nella direzione giusta”.
Non tutti però condividono questo ottimismo. Dal sindacato CGIL la segretaria Susanna Camusso ha ribattuto: “Una crescita così bassa non basta a risolvere i problemi strutturali di lavoro e salari. Ci vuole molto di più”.
Fattori di rischio sul futuro
Gli esperti interpellati da alanews.it indicano vari elementi che potrebbero rallentare o accelerare la crescita attesa. Tra questi ci sono l’evoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina — che incide sui costi delle materie prime — la volatilità dei mercati finanziari e una possibile frenata in Germania. Allo stesso tempo resta decisivo il ruolo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
“I fondi europei sono fondamentali”, ricorda l’economista LUISS Marcello Messori. “Ma il problema è riuscire a spenderli bene e nei tempi giusti”. Secondo l’ultimo monitoraggio governativo sul portale ItaliaDomani, poco più della metà delle risorse assegnate all’Italia dal PNRR è stata finora utilizzata.
Uno sguardo al medio termine
Nel report Fitch si parla anche di un calo dell’inflazione già nei primi mesi del 2026: “La pressione sui prezzi si sta allentando grazie al calo dei costi energetici”, sottolineano gli analisti. Le famiglie però — come mostra l’ultima indagine Confcommercio — faticano ancora a sentire davvero gli effetti della ripresa sul potere d’acquisto. Questa mattina alcuni commercianti di piazza San Cosimato a Roma raccontavano: “La gente compra meno, anche se i prezzi aumentano meno rispetto a prima”.
In conclusione il quadro resta fatto di luci e ombre. La crescita dello 0,8% nel 2026 dà un segnale di consolidamento per l’economia italiana. Un passo avanti piccolo ma concreto. Resta però aperta la sfida più grande: tradurre quei numeri in benessere reale per tutti.








