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Tornano a tremare i Campi Flegrei: nuove scosse, cosa aspettarsi

Napoli non è una città che dorme, ma è il suolo sotto i piedi dei napoletani a sembrare più sveglio che mai.

Nelle ultime ore, i sismografi dell’Osservatorio Vesuviano hanno ripreso a tracciare linee nervose, confermando che la caldera dei Campi Flegrei non ha alcuna intenzione di stabilizzarsi. Non è la solita scossa isolata che fa oscillare il lampadario e scatena il tam-tam sui gruppi WhatsApp; è il respiro affannoso di un gigante che sta sollevando la crosta terrestre con una costanza che mette a dura prova i nervi di chi abita tra Pozzuoli, Agnano e Bagnoli.

Il suolo che sale: cosa aspettarsi

Il fenomeno del bradisismo lo conosciamo a memoria, quasi fosse una materia scolastica obbligatoria per chi nasce all’ombra del Vesuvio. Eppure, ogni volta che la magnitudo supera la soglia del “solletico”, la percezione cambia. Non si tratta solo di fisica, ma di una strana forma di stanchezza psicologica. Mentre gli esperti analizzano i millimetri di sollevamento mensile – che ultimamente hanno mostrato un’accelerazione non trascurabile – i residenti si trovano a fare i conti con crepe che appaiono come rughe improvvise sulle facciate dei palazzi liberty.

C’è un dettaglio che spesso sfugge ai bollettini ufficiali: l’odore. Chi vive a ridosso della Solfatara giura che nei giorni di maggiore attività sismica l’aria cambi consistenza. Non è solo lo zolfo; è un sentore metallico, quasi elettrico, che sembra avvertire gli animali prima ancora che i sensori inizino a trasmettere dati. È in questi momenti che la geologia smette di essere scienza e diventa cronaca quotidiana di un equilibrio precario.

La narrazione scientifica si concentra giustamente sulla pressione dei gas e sul magma che spinge. Ma c’è un’intuizione meno ortodossa che merita spazio: il vero rischio oggi non è solo l’eruzione, ma la “sismicità di logoramento”. Siamo abituati a temere il Big One, l’evento catastrofico finale, ma stiamo sottovalutando l’impatto di migliaia di micro-scosse sulla struttura molecolare degli edifici storici. È una sorta di erosione invisibile, un invecchiamento accelerato del cemento che non risponde alle leggi della sismica classica. Forse dovremmo smettere di guardare solo al cratere e iniziare a guardare meglio dentro i pilastri delle nostre case.

Le previsioni, in questo campo, sono scritte sulla sabbia. Tuttavia, la tendenza attuale suggerisce che lo sciame sismico non si esaurirà nel breve periodo. La terra continuerà a gonfiarsi finché la pressione interna non troverà un nuovo assetto. Non serve a nulla cedere al panico, così come è inutile la noncuranza ostentata di chi dice “è sempre stato così”.

La realtà è che i Campi Flegrei sono un laboratorio a cielo aperto. Mentre i turisti continuano a fotografare il Tempio di Serapide, ignorando che quelle colonne sono il miglior altimetro naturale del mondo, la città deve imparare a convivere con un vicino ingombrante che, di tanto in tanto, decide di cambiare posizione nel letto. La sfida non è solo scientifica o di protezione civile; è una questione di resilienza urbana in una delle aree più densamente popolate d’Europa.

Sarebbe interessante analizzare insieme le mappe di rischio aggiornate per capire come sta cambiando la zonizzazione della vulnerabilità: ti interesserebbe approfondire quali aree della città sono considerate oggi tecnicamente più esposte a questa nuova fase del bradisismo?

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