Cultura e Spettacolo

Un Posto al Sole: tutti i luoghi dove viene girata la serie

C’è chi la guarda da vent’anni e chi la incrocia distrattamente facendo zapping. Ma dietro le storie di Palazzo Palladini c’è una geografia vera, concreta, napoletana fino al midollo.

Quando si parla di Un Posto al Sole, si tende a pensare subito agli interni: gli appartamenti, il caffè Vulcano, gli uffici. In realtà la forza della soap è sempre stata un’altra. È girata a Napoli, davvero. E questa non è una semplice cornice.

Il cuore produttivo è il Centro di Produzione Rai di Napoli, in via Marconi, zona Fuorigrotta. Qui si trovano gli studi dove vengono ricostruiti quasi tutti gli ambienti interni. Il famoso Palazzo Palladini, per esempio, non esiste come edificio reale: è un set costruito in studio, con affacci simulati e fondali studiati al millimetro. Chi entra per la prima volta resta spiazzato: le stanze sembrano grandi sullo schermo, dal vivo sono strette, tecniche, quasi chirurgiche. E spesso, tra una scena e l’altra, qualcuno mangia una sfogliatella poggiato su una cassa di legno. Dettaglio irrilevante? Forse. Ma dice molto dell’atmosfera.

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Fuori dagli studi, però, la città entra in scena con una presenza costante. Posillipo è probabilmente la location simbolo. Molte inquadrature esterne che suggeriscono il contesto del “Palazzo sul mare” vengono realizzate in quell’area, con il Golfo sullo sfondo. Non è raro che la troupe si sposti tra via Petrarca e i belvedere panoramici, scegliendo scorci che restituiscono l’idea di una Napoli elegante, luminosa, sospesa tra cielo e acqua.

Poi c’è il Lungomare Caracciolo. Le passeggiate dei protagonisti, i confronti più tesi, le riconciliazioni al tramonto: quel tratto di città è diventato un personaggio silenzioso. In alcune stagioni si sono viste riprese anche tra Mergellina e il Borgo Marinari, con Castel dell’Ovo a fare da quinta naturale.

Un capitolo a parte merita il quartiere Chiaia. Qui sono state girate diverse scene legate agli ambienti più “borghesi” della soap. Strade come via dei Mille o piazza dei Martiri compaiono ciclicamente, soprattutto quando la narrazione vuole suggerire prestigio o potere. È una scelta coerente ma anche furba: in pochi metri quadri Napoli offre una varietà sociale che altre città devono inseguire con scenografie complesse.

Negli anni la produzione si è spinta anche oltre. Alcune storyline hanno portato la troupe nei Quartieri Spagnoli, al Rione Sanità, perfino nella zona del Centro Direzionale. Non è un caso. La soap ha sempre cercato di intercettare le trasformazioni urbane, mostrando una città che cambia senza proclami. E qui sta l’intuizione meno scontata: “Un Posto al Sole” non usa Napoli come cartolina, ma come organismo vivo. A volte imperfetto, a volte contraddittorio.

Va ricordato che la produzione è affidata a Rai Fiction e Fremantle, e che dal 1996 – anno della prima messa in onda su Rai 3 – la serie ha superato le 6.000 puntate. Un dato che spiega perché la città sia diventata parte integrante del racconto.

C’è poi un aspetto poco discusso: girare in esterna a Napoli non è semplice. Tra permessi, traffico e curiosi che si fermano a guardare, ogni scena richiede una regia invisibile. Spesso le riprese avvengono la mattina presto, quando il Lungomare è ancora semi vuoto e il rumore del traffico non copre i dialoghi.

In fondo, la vera location è questa: una città che non si lascia mai completamente controllare. E che proprio per questo funziona davanti alla macchina da presa.

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